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HOME - ARTICOLI - ARTICOLO 3: LA LEGGE DELL'ARMONIA
La via cinese come medicina alternativa

La legge dell'armonia*

di Simonetta Marucci**

L'Imperatore Giallo, rivolgendosi a T'ien Shih, Maestro divinamente ispirato, che quale sia il motivo della ridotta longevità e della maggiore suscettibilità alle malattie degli uomini contemporanei rispetto agli antichi.
"Nei tempi antichi, coloro che compresero il Tao si modularono seguendo lo yin e lo yang: c'era temperanza nel bere e nel mangiare, le ore per alzarsi e riposarsi erano regolari. Con questi mezzi gli antichi mantennero i loro corpi uniti ai loro spiriti, così che compirono completamente il corso delle loro vite, raggiungendo i cento anni prima di trapassare", spiega il Maestro, facendo notare come tale realtà sia diversa da quella degli uomini del suo tempo, che "usano il vino come bevanda e adottano l'avventatezza come comportamento usuale, si lasciano dominare dalle passioni che dissipano la loro energia e non sono capaci di controllare i loro spiriti".
Così si legge nel Huan ti nei ching su wen, il "Canone di medicina interna dell'imperatore giallo", scritto più di quattromila anni fa.
Colpisce, oltre all'attualità delle affermazioni, il fatto che la salute, strettamente legata alla longevità, sia intesa come armonia psico-fisica, segno di saggezza, derivante dal vivere in conformità con il Tao.
L'uomo, microcosmo nel macrocosmo, dipende totalmente dalle stesse leggi che regolano l'Universo, e non può che attingere la retta via, il Tao, seguendo il fluire dell'Universo stesso nel suo corso immutabile di giorno-notte, nel passaggio delle stagioni, nel susseguirsi di nascita e morte, adattandosi ad esso.
Il non uniformarsi a queste leggi, la disobbedienza, porta disarmonia-malattia.
L'equilibrio deve realizzarsi tra i due principi fondamentali della natura: lo yin e lo yang, categorie simboliche sotto le quali figura la totalità delle cose osservabili: energia-materia, cielo-terra, maschio-femmina, caldo-freddo e così via.

Occorre evitare gli estremi -troppo yin o troppo yang- pena l'insorgenza di patologie, mentre lo sviluppo armonico permette di equilibrare gli opposti -che sarebbe più corretto chiamare complementari- ed utilizzare l'energia essenziale ed evolutiva, che ci è stata trasmessa alla nascita.
L'alimentazione, a cui i Cinesi hanno dato molta importanza nella genesi delle malattie, è uno degli elementi a cui l'uomo attinge per il mantenimento del proprio stato di salute.
Gli alimenti provengono dalla terra, quindi, secondo la simbologia cinese, sono "materia", yin.
Ma secondo il dinamismo yin-yang, lo yin contiene sempre dello yang e lo yang ha in sé una parte di yin. Quindi l'alimento, accanto alla sua componente materia, accanto al sapore, qualità conferita dal contatto con l'elemento Terra, ha una componente energia, conferita dal contatto con l'elemento Cielo, della quale l'energia fa parte, con la sua natura, fredda o calda.
Scegliendo  i cibi in base al loro sapore ed alla loro natura, l'uomo realizza un contatto viscerale con il Cielo e con la Terra, interiorizzando il mondo esterno, creando una fusione, uno scambio.
"I cinque sapori entrano dalla bocca e vengono depositati nello stomaco per portare nutrimento ai cinque organi ed al soffio vitale", si legge ancora nel Su Wen.
In realtà, ogni sapore ha una sua destinazione particolare, organo o meridiano: se il
sapore viene regolarmente assorbito, influisce favorevolmente sulla "forma", cioè sulla partemateriale dell'organo; se è in eccesso, lo danneggia.

Ma perché "5 sapori e 5 organi"?
E quali sono i principi per cui un certo sapore è destinato a un organo e non a un altro?
Per rispondere a queste domande, occorre inoltrarsi nel pensiero medico cinese, che spiega la fisiologia umana e le relazioni tra gli organi in un modo straordinariamente profondo.


E' la legge dei 5 movimenti (o dei 5 elementi) che pone le basi della fisiopatologia della medicina cinese.
Nei 5 elementi (il termine movimenti è più appropriato, in quanto pone in risalto il carattere dinamico) sono:
Legno  -  Fuoco  -  Terra  -  Metallo  -  Acqua
Ad ognuno di essi corrisponde rispettivamente:
una stagione: primavera - estate - fine estate (la quinta stagione dei Cinesi) - autunno - inverno
una condizione climatica: vento - calore - umidità - secchezza - freddo
un sapore: acido - amaro - dolce - piccante - salato
un organo: fegato - cuore - milza/pancreas - polmone - rene.
Ci fermiamo qui, anche se esistono molte altre corrispondenze per ogni latro movimento, riguardanti gli organi di senso, la psiche, i colori, i vegetali, gli animali, i minerali, i pianeti.
Se penetriamo ancora all'interno di questa affascinante costruzione dialettica, ci accorgiamo, stupiti ed ammirati, che nulla è lasciato al caso e che ogni cosa risponde ad un ordine perfetto.
La figura illustra come, nello stato di equilibrio, vi sia una ripartizione dell'energia nel corpo tale per cui nessun organo prevale sull'altro: questo corrisponde allo stato di salute.
Da qui derivano una serie di ragionamenti, che spiegano la genesi delle patologie e la loro terapia.
Soffermandoci sull'effetto degli alimenti sull'organi, analizziamo alcune corrispondenze.

Il sapore acido
è in relazione con il fegato. Un uso moderato di alimenti acidi nutre il fegato, una quantità eccessiva lo danneggia. E' astringente ed ha una natura fredda, yin, rallenta i fenomeni di circolazione energetica ed immobilizza, per cui è, ad esempio, un errore somministrare succhi d'arancia durante episodi febbrili, poiché così viene rallentata l'eliminazione delle tossine.

Il sapore dolce è in relazione alla milza/pancreas. Il danno che l'eccesso del dolce provoca sul pancreas, portando alla malattia diabetica, è noto a tutti. Ha una natura calda, yang, tonifica, rilassa e favorisce la distribuzione degli altri sapori. Da qui, forse, l'abitudine del dolce a fine pasto.

Il piccante è un sapore yang, in relazione al polmone. Disperde ed umidifica, mette in movimento l'energia e la fa circolare. Infatti è comune, nelle patologie da "colpo di freddo", il ricorso a bevande calde in cui compaiono spezie, quali cannella, zenzero ed altre, che hanno l'effetto di far sudare, umidificando, appunto, e disperdendo.
L'amaro è in relazione al cuore. La sua energia è yin ed ha proprietà rinforzanti di consolidazione. E' interessante notare che, in natura, le piante medicinali che hanno un effetto sul cuore sono amare.
Il salato, sapore in relazione al rene, è yin, freddo. Il suo uso eccessivo nuoce al rene ed è per questo motivo che se ne limita l'uso nell'ipertensione arteriosa.
Come si vede, gli alimenti, veicoli di sapori e di energie, hanno lo scopo di preservare l'equilibrio energetico e la forma degli organi.  Perciò le regole dietetiche, in Cina, seguono quelle della farmacopea.
Gli alimenti vengono preparati in modo da armonizzare i cinque sapori. Tutti i sapori devono essere sentiti e l'organismo trae giovamento solo dalla loro armonica coesistenza.
In cucina, sotto l'azione dell'acqua e del fuoco, si realizzano e si perfezionano gli scambi tra i cinque sapori.
La finezza della scienza alimentare dell'antica Cina si spinge oltre, adattando la scelta dei cibi alla costituzione ed alla tipologia fisica e psichica dell'individuo.
La dietologia occidentale basa la cura dell'obesità sul calcolo delle calorie, senza tener conto delle caratteristiche costituzionali del paziente. In realtà, l'obeso robusto, rosso in viso, gioviale, attivo, è ben diverso dall'obeso flaccido, con viso lunare, biancastro, sempre stanco.
Il primo, che possiamo definire yang,  al di là del numero delle calorie giornaliere assunte, avrà bisogno di alimenti yin, acidi, amari, freschi, non stimolanti, drenanti, quali le verdure crude che raffreddano e rallentano, il pesce magro, la carne bianca, alcuni cereali come il riso, l'orzo, il miglio, e ancora, la frutta. Dovrà invece limitare il consumo di prodotti di origine animale, quali il burro, formaggio, uova; i sapori dolci, le spezie, l'aglio, la cipolla, la frutta secca ed il caffè.

L'obeso yin, invece, necessita di alimenti che lo riscaldino, che generino il calore necessario a favorire processi energetici, quindi eviterà le verdure crude e preferirà cipolle, cavoli, rape, porri, patate, cereali, frutta secca, alimenti piccanti, spezie.
Conformando il proprio organismo alle leggi della natura, occorre rispettare, nella scelta degli alimenti, i ritmi di produzione stagionali.
"L'uomo possiede l'abilità di conformarsi alle quattro stagioni", si dice nel Su-Wen. "Il Cielo e la Terra agiscono come suo Padre e sua Madre". E ancora:"L'obbedienza alle leggi di yin e yang significa la vita, la disobbedienza significa la morte".
Qualunque cosa contraria all'armonia con la Natura è disobbedienza, e significa ribellione verso la Natura.
Se si riflette sul fatto che queste parole venivano scritte più di 4000 anni fa, riferendole al mondo in cui viviamo, non possiamo fare a meno di porci domande inquietanti sullo stato del nostro equilibrio rispetto al macrocosmo.
Come al medico, voglio però fare un riferimento all'attualità scientifica dei concetti esposti, affinché non si pensi alla medicina cinese liquidandola come qualcosa di primitivo ed esoterico, ma si prenda spunto, invece, dalle profonde intuizioni riportate nei testi antichi, per arricchire, anche nel metodo, la medicina occidentale.
Si è detto che la salute e la longevità derivano dall'equilibrio yin-yang.
Ebbene, sappiamo che nell'organismo esistono polarità che devono essere sempre in equilibrio, pena la malattia.
Ricordiamo, ad esempio, l'equilibrio acido-base, la cui alterazione porta a situazioni patologiche, quali l'acidosi e l'alcalosi; ancora, l'equilibrio tra anabolismo (costruzione di nuove strutture) e catabolismo (distruzione).
Nell'alimentazione occidentale, l'alto apporto di carboidrati ha spostato questo equilibrio verso il catabolismo. Si crea, inoltre,  un disequilibrio ormonale, per cui l'aumento di secrezione insulinica, prodotto dagli zuccheri, provoca un aumento di produzione dei grassi ed una diminuzione di secrezione di altri ormoni come il GH (ormone della crescita o somatotropo), di cui si è visto di recente l'effetto antinvecchiamento.
Questo è uno dei motivi dell'aumento delle malattie degenerative, legate all'invecchiamento cellulare.
Ma il Su Wen lo diceva...
"Per queste ragioni, raggiungono soltanto la metà di cento anni e quindi degenerano..."

Fitoterapia/Agopuntura
Un caso clinico


Paziente di sesso femminile, anni 44.
La signora L.M. giung
eva alla mia osservazione nel 1987, per delle infezioni recidivanti delle vie urinarie, con febbre elevata, bruciore, presenza di abbondante carica batterica nelle urine.
Da quattro anni presentava, inoltre, nei periodi tra un episodio acuto  e l'altro, una febbricola continua, con grande debolezza, malessere generale, sudorazione.

Aveva effettuato numerosi cicli di terapia con antibiotici, scelti ogni volta in base ad un esame colturale delle urine -per individuare il germe responsabile- e relativo all'antibiogramma per scegliere l'antibiotico più mirato, ma ogni volta, a distanza di tempo, si verificava una nuova infezione legata ad un diverso ceppo batterico, evidentemente quello su cui il farmaco scelto non era attivo.
In realtà, questo è uno degli inconvenienti più comuni delle terapie antibiotiche ripetute e va sotto il nome di resistenza batterica.
Tutto ciò aveva provocato un danno al rene sinistro, che all'ecografia appariva ridotto di volume, soprattutto nella sua parte corticale.
Il problema della paziente è stato affrontato -dopo aver chiarito la diagnosi medica, dalla quale non si può prescindere- secondo i criteri della fitoterapia energetico-costituzionale e dell'agopuntura.
Esse fanno riferimento alla costituzione del soggetto, quindi alla sua normale suscettibilità, cioè a quel che prende il nome di terreno.
Sono state scelte delle erbe, sotto forma di olio essenziale (distillato della parte oleosa della pianta, con attività disinfettante) in base alla costituzione del paziente.

Si è somministrato:
rosmarino o.e.; cannella o.e
L'attività terapeutica di queste due piante è stata confermata anche da un aromatogramma, esame che viene effettuato con la stessa metodica dell'antibiogramma, usando oli essenziali invece di antibiotici.
Interessante notare che la scelta delle erbe, effettuata secondo i criteri della terapia di terreno, ha coinciso con la sensibilità dei germi "in vitro", ossia fuori dell'organismo, in provetta.
Si è aggiunto un estratto fluido di Achillea Millefolicem per tonificare l'energia del rene e allo stesso scopo, si sono fatte delle sedute di agopuntura, proprio perché, per combattere la malattia, occorre rimuovere la causa che la determina.
Anche se ai controlli periodici delle urine, in alcuni casi si è riscontrata presenza di germi, tale condizione era del tutto asintomatica e veniva fronteggiata con la ripetizione di un ciclo di terapia con oli essenziali.
La signora L.M. tuttora mantiene buone condizioni generali.
La situazione renale, controllata ecograficamente, risulta essersi stabilizzata.
A dimostrazione dell'efficacia della terapia, segnalo, con soddisfazione, che il Centro Urologico Ospedaliero presso il quale effettua periodicamente dei controlli, ha attestato che la paziente trae giovamento dalla fitoterapia, tanto da darle diritto ad un parziale rimborso dei farmaci.
Il caso descritto non è eccezionale. La presenza di infezioni croniche, in qualsiasi organo o apparato, indica sempre una riduzione della capacità di difesa dell'organismo, per cui è chiaro come la terapia antibiotica elimina sì il germe responsabile ma non agisce sulla causa che porta un soggetto ad ammalrsi con frequenza eccessiva.
Lo stesso Pasteur, il padre della microbiologia, diceva:"il batterio non è nulla, il terreno è tutto".






Le ricette di don Pietro  

Quando ero bambina

, al mio paese, nella campagna umbra, c'era un vecchio parroco, di origine veneta.
Lo si vedeva spesso girare per i campi, lungo i fossi, e raccogliere funghi ed erbe.
Ricordo che mi incuteva un senso di rispetto e di ammirazione, perché conosceva molte cose per me misteriose.
Poi tornò al suo paese d'origine, dove mori, in età veneranda.
Qualche anno fa, ha bussato alla porta di casa mia un suo parente, mio compaesano che, venuto a conoscenza del mio interesse per le piante medicinali mi ha portato in dono un librettino ingiallito, di ricette per l'uso di erbe officinali, di proprietà del vecchio don Pietro.
Scritto in caratteri piccolissimi, "per economizzare carta", perché era un'edizione di guerra (pubblicato nel 1944), con note scritte a matita, con calligrafia minuta, sui margini dei fogli, riporta delle ricette molto semplici, per vari tipi di disturbi e malattie.
Ho altri libri di fitoterapia, più o meno illustrati, particolareggiati, approfonditi sul piano scientifico, ma mi ritrovo spesso a sfogliare questo manualetto, con le sue ricette semplici, prese dall'uso quotidiano della gente di campagna, che vive nella natura e dalla natura trae ancora i rimedi per la propria salute.
Riporto testualmente due ricette.

Nervi deboli e nervosismo
Valeriana radici, grammi 30
Menta foglie, grammi 30
Arancio foglie, grammi 30
Tiglio fiori, grammi 10
Camomilla fiori, grammi 15
Mescolare bene e fare un infuso con un cucchiaio di miscela per ogni tazza d'acqua. Bere 2 tazze al giorno.

Geloni
Noce foglie, 3/5 grammi per 100 gr. d'acqua. Fare un infuso per le lavature calde.
Tasso barbarosso fiori, grammi 20 da cuocere 5 minuti in 40 grammi di olio d'oliva. Usare per ungere le parti.

 

*Articolo apparso su TECNOLOGIE APPROPRIATE, Macro Edizioni, Autunno-inverno n.2, 1995/1996

**Medico chirurgo specializzato in Endocrinologia, Agopuntura, Omotossicologia e Fitoterapia. Effettua attività di ambulatorio presso la Asl n. 2 di Perugia e a Spoleto in via Gregorio Elladio, 8. e-mail: simonettamarucci@virgilio.it