Dividere il pensiero dal sentimento può generare
conseguenze di tipo psicofisico, cioè vere e proprie patologie
della mente e del corpo
La
medicina tra cuore e ragione*
di
Simonetta Marucci**
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Il
cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce: è una
frase spesso udita, la quale richiama una realtà che ognuno
di noi si trova spesso a vivere, ogni volta che nel fare
una scelta esistenziale, si trova in conflitto fra le pulsioni
emotive ed i richiami della razionalità.
Ma esiste davvero questo dualismo nella fisiologia? E, se
esiste, può generare al di là dei conflitti sul piano esistenziale,
anche conseguenze di tipo psicofisico, cioè vere e proprie
patologie della mente e del corpo?
Cercheremo di rispondere a queste domande, prendendo in
esame ciò che si intende per cuore e per ragione, sia nella
medicina occidentale che in quella orientale, e inoltrandoci
anche in aspetti filosofici e metafisici insiti nella medicina,
come in tutte le discipline che riguardano l'Uomo,
tenteremo di capire se da questo ipotetico conflitto può
nascere una eventuale armonia.
La
medicina occidentale
Nella medicina occidentale, caratterizzata da un'estrema
specializzazione (nel senso che ogni settore dell'organismo
è studiato in maniera autonoma, "specialistica"
appunto, come elemento a sé stante, con la conseguenza di
perdere però, molto spesso, la visione d'insieme dell'organismo
stesso) sono la neurologia e la psichiatria ad occuparsi
dell'aspetto nervoso e mentale dell'individuo.
Fino a qualche tempo fa, queste discipline ponevano il cervello
al centro del funzionamento dell'organismo: al cervello
arrivavano gli stimoli e da esso partivano i comandi destinati
a tutto il corpo.
Attualmente, il cervello viene considerato più come un centro
di integrazione dei dati, oltre ad essere un sistema in
connessione con l'apparato endocrino (tanto che si parla
di sistema neuro-endocrino, ed anche psico-neuro-endocrino).
Quindi non più una psiche che si identifica con il sistema
nervoso centrale ed un corpo che risponde ai comandi, ma
un sistema mente-corpo dove tutto è in correlazione.
E'
la psicosomatica, definita da Deley, che la introdusse
in Francia nel 1946, come movimento per il superamento della
medicina degli organi a vantaggio di una medicina generale
dell'organismo che metta in primo piano la nozione di terreno
e consideri la malattia non come un incidente estraneo
alla persona malata, ma come qualcosa che si sviluppa in
collegamento alla sua natura ed alle sue modalità di reazione.
Come vedremo, questo concetto, che si riallaccia alla tradizione
ippocratrica, è straordinariamente vicino al pensiero che
è alla base della medicina orientale, se non fosse che nel
tempo la psicosomatica è essa stessa diventata, paradossalmente,
una sorta di specializzazione.
E' sempre il cervello, comunque, il "direttore d'orchestra",
mentre al cuore -che la medicina cinese considera sede dello
Shen (anima vegetativa, spirito) e la medicina indiana
sede dell'Io (localizzato nel centro energetico chiamato
Chakra Anahata) la medicina occidentale non riconosce
nessuna valenza psichica, intendendo essa per cuore solamente
il muscolo cardiaco.
Quest'ultima precisazione è fondamentale per capire la diversa
funzione attribuita al cuore nelle diverse culture mediche.
Le
ragioni del Cuore
Anche gli Egizi parlavano di "intelligenza del
cuore", considerandolo il centro di ogni comprensione,
figlio di Osiride ed Iside, sole, fuoco che si espande.
Approfondendo il concetto di Shen nel Tao esso si identifica
col soffio, con quella che possiamo definire la parte divina
dell'uomo.
Non è localizzato, ma è ovunque, in ogni cellula, pur albergando
nel cuore.
Può essere definito come un 'essenza di natura psichica,
chiamata anima vegetativa: ne viene elaborata una specifica
per ogni organo.
Ogni organo (ricordiamo che secondo la legge dei cinque
movimenti ci sono cinque organi) riceve dal cuore il suo
Shen specifico, risultandone animato: la materia dell'organo,
cioè, grazie a Shen acquista una sua energia specifica.
Il Nei Ching So Wen, classico della medicina cinese,
descrive questa relazione in maniera molto suggestiva: il
cuore è l'imperatore e comanda i suoi ministri, gli organi,
che eseguono: se il sovrano è saggio e previdente, la coordinazione
delle funzioni è perfetta.
Nelle diverse caratteristiche delle diverse anime vegetative,
corrispondenti ai cinque organi, troviamo molte analogie
con le teorie psicoanalitiche, ma la loro conoscenza approfondita
ci porta oltre le limitate dimensioni psicosomatiche e psicoanalitiche,
aprendosi verso una visione metafisica dell'Uomo, collocato
oltre che in un contesto ereditario e personale, anche in
quadro cosmico e universale.
C'è un altro concetto cui abbiamo fatto riferimento parlando
delle analogie fra il modello psicosomatico e la medicina
cinese: il terreno, che possiamo definire come modalità
attraverso la quale un individuo reagisce, sia fisiologicamente
che psicologicamente.
Ad esso sono collegate le funzioni biologiche, ma anche
il comportamento di un soggetto, in quanto quest'ultimo
è strettamente legato alle attività biologiche, oltre ad
essere in relazione con l'ambiente ecologico e sociale. |
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Una questione di carattere
La medicina cinese descrive dei tipi costituzionali in base
al concetto di terreno (nella legge dei cinque movimenti
sono descritte cinque costituzioni) per i quali definisce
anche gli elementi del carattere, inteso come "insieme
dei modi abituali di sentire e di reagire che distinguono
un individuo da un altro", secondo la definizione di
Petit Robert.
Questa particolare visione del carattere come collegato
alle funzioni biologiche, al comportamento come modalità
di reazione collegata al terreno costituzionale, sempre
condizionati, entrambi da elementi esterni, apre la strada
ad una consapevolezza di se stessi, dei propri limiti, ad
una comprensione e ad un'attenzione alle realtà naturali
che sono ignote alla nostra cultura, in cui alla base della
contrapposizione fra gli esseri c'è proprio l'ignoranza
e la non accettazione delle leggi di natura.
Conoscere la propria costituzione, il proprio terreno, significa
anche conoscere il proprio carattere, accettarsi, accettare
le differenze tra sé e gli altri, accettare gli altri.
Anche nei confronti delle malattie mentali vere e proprie,
la medicina cinese distingue forme di follia yang
(eccessi maniacali, ansie, deliri) e di follia yin
(sindromi depressive, autismo, anoressia) cercando di spiegare
queste alterazioni dello stato di coscienza.
Emerge, dunque, una tolleranza nei confronti dei malati
dimente e, mentre la nostra storia è ricca di roghi destinati
a streghe ed
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indemoniati, dall'Oriente ci arriva ancora questo grande
insegnamento bioetico.
Prevenire è meglio che curare.
Il concetto di terreno è anche la chiave della prevenzione
delle malattie, attraverso un'osservanza delle leggi della
natura, l'alimentazione, il mantenimento dell'equilibrio
psichico mediante pratiche ascetiche e meditative. Perché
si legge:"Gli stress, le fatiche spirituali, fisiche,
intellettuali e sessuali, le incongruenze dietetiche, le
malattie, turbano e svalutano gli Shen".
Torniamo alle domande che ci siamo posti all'inizio: abbiamo
visto che esiste una strettissima relazione fra psiche e
ambiente, ed in questo concordano, seppure per vie diverse,
la medicina orientale e quella occidentale.
E le ragioni del cuore? Ed il suo presunto conflitto con
la ragione?
La risposta sta forse nell'ideogramma che definisce il termine
psicologia: esso è costituito da due elementi: xin,
che significa cuore e li, che significa ragione,
principio.
Come si può vedere, è il cuore che sta in alto, dominando
la ragione.
CHe sia questa la chiave per la ricerca dell'armonia? |
In
ogni organo, l'energia ricevuta dal cuore prende una sua
forma, una sua specificità.
Nella medicina cinese, questa energia è Shen ed è variamente
denominata a seconda, appunto, dell'organo a cui corrisponde.
I
cinque organi del corpo umano ed il loro Shen
*Nel
polmone è il Pro, che rappresenta ciò che
è nascosto, ciò che non si conosce, l'inconscio.
Una parte dell'ideogramma che lo indica comprende la parte
scura della luna. Controlla anche tutti gli automatismi
del corpo, dal concepimento fino alla morte. Un difetto
di Pro porta alla disorganizzazione, alla mancanza di concretezza
e, spesso, ad una sregolatezza del comportamento.
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*Nella
milza è Yi: dà la capacità di riflettere ed
esprimere un discorso razionale e comprensibile da parte
di chi ascolta, anche sul piano biologico, permette
all'organismo di entrare in sintonia con l'ambiente esterno
ed interno, tant'è vero che un suo difetto determina una
difficoltà di adattamento e difficoltà a fronteggiare situazioni
nuove.
*Nel fegato è Houn (Hun). Si può definire
come la capacità di immaginazione, di proiezione dell'immaginario
nella realtà quotidiana, di intuizione, legate al corredo
ereditario e provenienti quindi dall'esperienza prima e
dopo la nascita. Una sua carenza determina vuoti di memoria
ed incapacità di prendere decisioni.
*Nel
rene è Tché, ad esso è legata la spinta positiva
a creare e procreare. Quando è carente, manca la forza di
perseguire gli obiettivi che si si prefiggono.
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*Nel cuore, come abbiamo visto, risiede l'anima vegetativa,
lo Shen, sintesi di tutte le proprietà degli Shen particolari.
Quando è equilibrato, dà brillantezza all'individuo, che is
riflette nel suo sguardo. L'occhio è il messaggero del cuore,
si legge nei testi antichi.
Lo She è legato alla conoscenza dell'Uno, dell'interiore,
così dunque il cuore.
Il cervello è invece legato alla conoscenza dell'esteriore,
della molteplicità degli esseri. |
IL CASO
Fitoterapia
e controllo alimentare per eliminare i calcoli dalla cistifellea
La
prima volta che visitai la signora A.C. era il dicembre
1986; aveva 72 anni e da qualche mese soffriva di coliche
biliari subentranti.
Un'ecografia epatica aveva rivelato una calcolosi della
colecisti, ma la signora non era stata sottoposta ad intervento
chirurgico per i numerosi problemi cardiovascolari da cui
era affetta.
Aveva avuto, infatti, un ictus cerebrale due anni prima,
soffriva di morbo di Parkinson e la T.C. cerebrale mostrava
atrofia diffusa di entrambi gli emisferi.
Gli esami di laboratorio rivelavano un cospicuo aumento
della colesterolemia e della trigliceridemia.
La paziente è stata trattata inizialmente con fitoterapia.
E' stata usata AMNI VISNAGA in tintura madre, per il suo
effetto antispastico viscerale ed il CARDO MARIANO (t.m.)
per la sua azione coleretica (drenante a livello biliare).
Si è associato un ciclo di riflessoterapia plantare (tecnica
basata sulla stimolazione manuale di punti situati sulla
pianta del piede, con effetto antidolorifico oltre che di
riequilibrio energetico).
La paziente progressivamente migliorava, sia riguardo alla
sintomatologia dolorosa, dato che non si ripresentavano
altre coliche, sia sul piano generale.
Nei mesi successivi, grazie alla fitoterapia ed al controllo
dell'alimentazione, si raggiungeva una normalizzazione nei
valori del grasso nel sangue.
Un anno dopo, consigliavo un'ecografia di controllo, che
evidenziava una "colecisti angolata, contenente alcuni
piccoli calcoli, ridotti di numero rispetto al controllo
precedente".
La paziente continuava le sue cure ed un anno dopo una nuova
ecografia mostrava: "colecisti di normale morfologia,
alitisiatica (ossia senza calcoli)".
Tale risultato, documentato come detto ecograficamente,
è da riferire, principalmente, all'azione del carciofo che
si era nel frattempo aggiunto alla terapia iniziale.
La scelta di questa pianta è motivata dalla sua azione a
livello biliare, oltre a quella antilitiasica ed ipocolesterolizzante.
In associazione con il cardo mariano, la cui azione si esplica
maggiormente a livello di cellula epatica svolgendo un ruolo
di protezione, è una pianta che ha una funzione anche energetica
e regolatrice del metabolismo dei grassi e degli zuccheri.
La signora A.C. ha oggi 81 anni, è in buone condizioni generali,
avendo attualmente un buon compenso anche a livello metabolico,
circolatorio e neurologico.
Non bisogna dimenticare, infatti, che lo stato di salute
va inteso come equilibrio globale e anche se ci si deve,
come in questo caso, preoccupare di risolvere il problema
contingente dovuto ad una patologia acuta, non bisogna tuttavia
fermarsi a questo punto.
Dietro un problema apparentemente localizzato in un organo,
c'è infatti sempre tutto un organismo che soffre. L'intervento
del medico deve essere globale e riferirsi al malato, non
solo alla malattia. |
*Articolo
apparso su TECNOLOGIE APPROPRIATE, Macro Edizioni, n. 1, 1996
**Medico
chirurgo specializzato in Endocrinologia, Agopuntura, Omotossicologia
e Fitoterapia. Effettua attività di ambulatorio presso la Asl
n. 2 di Perugia e a Spoleto in via Gregorio Elladio, 8. e-mail:
simonettamarucci@virgilio.it
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